Esercizio 1

Liberare le emozioni dense


Questo esercizio nasce dall'esperienza di Silvia Vitali, campionessa mondiale di body painting e fondatrice della Body Art Academy. Silvia ha vissuto sulla propria pelle cosa significa portarsi dentro qualcosa di pesante per anni — la depressione, i disturbi alimentari, la sensazione di non trovare un senso — finché non ha scoperto che il colore poteva diventare la via attraverso cui tutto questo trovava finalmente un modo per uscire.

Quello che vi proponiamo non è un esercizio artistico. Non dovete saper disegnare, non dovete creare qualcosa di bello, non dovete dimostrare niente a nessuno. Questo è un dialogo tra voi e il vostro corpo. Perché le emozioni che non lasciamo uscire non scompaiono: rimangono lì, cristallizzate, e col tempo diventano blocchi, tensioni, a volte persino malattia.

L'arte, in qualsiasi forma, ci offre uno spazio sacro dove la mente razionale si quieta e il corpo finalmente si sente ascoltato. In quello spazio, le emozioni trovano il coraggio di uscire.

Cosa serve


• Colori a tubetto: tempere o acrilici, anche i più economici. No acquerelli, no pastelli, no pennarelli.

• Pennelli: quelli che senti più tuoi. Se preferisci, puoi usare direttamente le mani.

• Un cartoncino: formato massimo A3. Non troppo grande.

• Un bicchiere d'acqua, piattini per il colore, scottex per le macchie.

• Una candela: per creare lo spazio e sostenere l'apertura della pratica.

Perché il colore liquido e non i pastelli?La matita e i pastelli creano attrito: è un gesto tecnico, controllato, che resta in superficie. Il colore a tubetto si usa con l'acqua, e l'acqua è uno dei più grandi conduttori che esistano, anche a livello emotivo. Quando il pennello scivola bagnato sul foglio, qualcosa dentro di te scivola insieme. L'esperienza diventa più immersiva, più profonda, più vera.

Come fare l'esercizio


1
Ritagliati un'ora per te.
Cerca un momento in cui puoi stare da sola, senza interruzioni. Prepara tutto sul tavolo prima di iniziare: colori, pennelli, bicchiere, piattini, scottex. Accendi la candela. Non dovrai alzarti durante la pratica. Quello che stai creando è un piccolo cerchio di tempo che appartiene solo a te.
2
Il cartoncino sei tu.
Metti il cartoncino davanti a te e immaginalo come uno specchio del tuo corpo. Non è un foglio su cui disegnare: è il luogo dove ciò che porti dentro prenderà finalmente una forma visibile.
3
Chiudi gli occhi e scendi dentro.
Fai qualche respiro profondo. Se vuoi, metti una musica molto calma. Poi pensa alla situazione che stai attraversando: una perdita, un lutto, una ferita che non si è ancora chiusa. Non scappare da quello che senti. Resta lì, con dolcezza, e chiediti: in relazione a questa cosa... che emozione sento?
4
Dai un colore, un posto e una dimensione a quell'emozione.
Forse senti rabbia. Di che colore è? Magari rosso. Dove la senti nel corpo? Al centro della pancia. Quanto è grande? Adesso prendi quel rosso, spremilo nel piattino, e mettilo sul cartoncino — nella posizione in cui lo senti, con la grandezza che ha dentro di te. Non deve essere un disegno. Può essere una macchia, una chiazza, qualcosa senza forma. La prima risposta che ti arriva è quella giusta. Non pensare: senti, e agisci. Più la risposta è immediata, più c'è fluidità, più il corpo si sente davvero ascoltato.
5
Torna dentro. Ascolta ancora.
Dopo la prima emozione, chiudi di nuovo gli occhi. Cos'altro c'è? Senso di colpa — magari nero, in basso a sinistra. Fastidio — magari giallo scuro, piccolo, vicino al centro. Qualsiasi cosa emerga, dalle un colore, un posto, una dimensione. Cerca di avvicinarti il più possibile a quello che vedi dentro: se lo senti rosso scuro, non mettere rosso chiaro. Se lo senti grande, non farlo piccolo. È come se dicessi al tuo corpo: ti vedo, ti ascolto, ti credo.
6
Fermati quando senti il vuoto.
A un certo punto dirai: basta. Non c'è più nient'altro. Sentirai una specie di svuotamento, di silenzio interiore. È il segnale che hai finito. Non aggiungere niente. Non decorarlo. Non cercare di renderlo più bello. Quello che hai davanti è sacro: è quello che stava dentro di te, che ora è fuori.

Brucia e lascia andare


7
Lascialo asciugare.
Appoggia il cartoncino e lascia che il colore si asciughi completamente. Non toccarlo, non modificarlo. Quello che c'è, c'è.
8
Piegalo, ringrazia, e brucialo.
Quando è asciutto, piegalo con cura. Se vuoi, fai un ringraziamento interiore — a quelle emozioni, per averti parlato. Poi accendilo e lascialo andare nel fuoco.

Il fuoco trasmuta. Non stai bruciando perché odi quello che hai provato. Lo stai facendo perché quelle emozioni le hai finalmente ascoltate, accettate, e adesso le riconsegni. Le rimetti nelle mani dell'universo. È un atto di coraggio e di amore verso te stessa.
ImportanteIl foglio va bruciato, non conservato. Quello che hai dipinto ha già fatto il suo lavoro: ti ha aiutato a tirare fuori ciò che era rimasto dentro. Tenerlo significherebbe trattenere ancora. Lasciarlo andare è parte della guarigione.
Non è che domani non avrai più la tristezza.
Però hai tolto quel peso grave, lo hai riconsegnato,
e hai avuto il coraggio di lasciarlo andare.
— Silvia Vitali

Dopo l'esercizio potresti sentire un leggero mal di testa o una sensazione di svuotamento. È normale — fa parte del processo. Prenditi il tuo tempo. Riposati. E quando ti sentirai pronta, passa all'Esercizio 2: dipingere non più ciò che pesa, ma ciò che illumina.

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Esercizio 2

Ancorare la luce


Se nell'Esercizio 1 abbiamo aperto uno spazio per far uscire le emozioni più pesanti, adesso facciamo il passo opposto — e forse il più importante. Perché noi esseri umani siamo bravissimi a dare peso a ciò che fa male, a ciò che è andato storto, a ciò che abbiamo perso. Ma le cose belle, quelle luminose, quelle eterne? Quelle le lasciamo scivolare via senza dar loro lo spazio che meritano.

Questo esercizio serve a riequilibrare. A dare forma e colore non a ciò che ti schiaccia, ma a ciò che ti eleva. Può essere il ricordo di una persona cara che non è più sul piano fisico, un'emozione bellissima che hai vissuto insieme a lei, o anche un'immagine che continua a tornarti in mente — un sorriso, una luce, un luogo che non hai mai visto eppure senti vero, come se venisse da dove quella persona è adesso.

La vita è duale. Ci sono sempre due aspetti che vanno collegati e bilanciati. Se lavoriamo solo sul dolore, il peso cade tutto da un lato. L'amore e la luce hanno bisogno dello stesso spazio, della stessa cura.

Cosa serve


• Una tela: della dimensione che senti tua. Entra in cartoleria e prendi la prima che ti chiama. Piccola, se la vuoi portare con te. Grande, se vuoi dare tutta te stessa.

• Colori a tubetto: questa volta prendi anche i colori pastello. Cambiano molto le vibrazioni.

• Pennelli o mani: come preferisci.

• Candela e musica: per entrare nel tuo spazio sacro.

• Tempo: almeno un'ora, ma non avere fretta. Questa pratica tende a prendere il suo ritmo naturale.

La differenza fondamentale rispetto all'Esercizio 1Nel primo esercizio il cartoncino rappresentava il tuo corpo con le sue emozioni dense, e alla fine lo hai bruciato — riconsegnato. Qui la tela rappresenta la tua parte espansa, luminosa, eterna. Non si brucia. Si appende. Perché questo è qualcosa da tenere, da guardare ogni giorno, da lasciare che ti parli per sempre.

Come fare l'esercizio


1
Fallo in un giorno diverso dall'Esercizio 1.
Dopo aver liberato le emozioni dense, il corpo ha bisogno di elaborare. Potresti sentirti svuotata, leggera, o anche un po' stanca. Aspetta almeno un giorno. Quando ti sentirai pronta, lo saprai.
2
Prepara lo spazio e connettiti.
Stesso rituale: tavolo, colori, pennelli, candela, musica dolce. Ma stavolta metti davanti a te la tela — non il cartoncino. E sappi che qui non c'è fretta. Potresti restare anche più di un'ora, e va bene così.
3
Chiudi gli occhi e cerca la luce.
Connettiti a un ricordo bellissimo con la persona che hai nel cuore. Può essere qualcosa di reale — un momento insieme, una risata, un abbraccio, il profumo dei suoi capelli. Oppure un'immagine che ti torna sempre: il suo sorriso in un posto che non riconosci, una luce calda che la avvolge, qualcosa che non hai vissuto ma che senti vera con ogni cellula del corpo. Magari è proprio dove lei è adesso. Non scartare niente: se ti arriva, è per te.
4
Dai colore a ciò che vedi e senti.
Vedi quella persona e intorno c'è lilla? Perfetto: lilla sulla tela, dove lo vedi. Torna dentro. C'è un giallo caldo, come il sole di primavera? Mettilo a sinistra. Un celeste, come il cielo di quel ricordo? Via, celeste dove lo senti. Non cercare di disegnare niente di riconoscibile. Devono essere macchie, colore pieno, carico. La mente vorrà prendere il controllo e farti fare un fiore, un paesaggio. No. Tu esterna solo il colore, la zona, l'intensità di quello che vedi dentro. Questo non è un quadro: è una vibrazione che prende forma.
5
Riempi tutto. Nessuno spazio vuoto.
A differenza del primo esercizio, qui la tela deve essere completamente piena. Ogni angolo, ogni centimetro. Perché stiamo lavorando sulla pienezza, sull'espansione, sulla luce che non lascia zone d'ombra. Vuoi usare le mani? Usa le mani. Lasciati andare.
6
Se arriva la tristezza, accoglila e riaccompagnala fuori.
Succederà. Mentre sei nella visione più bella, arriverà un'onda di dolore, di mancanza. È normale. Non agitarti, non dire "basta, non ci riesco". Parlati con dolcezza: "Grazie per questa emozione. So che ci sei, so che fai parte di me. Ma adesso, per questa ora, questa stanza è dedicata alla luce. Dopo potrai tornare, se vorrai." Riaccompagnala fuori con amore. E torna al ricordo, al profumo, al colore.

Appendila e lascia che parli


Quando hai finito, la tela va appesa al muro. Puoi non dire a nessuno cosa rappresenta — è un segreto tra te e la tua anima. Ma quella tela emana esattamente la vibrazione che hai provato mentre la dipingevi.

Non importa se il colore non è venuto esatto, se non assomiglia a ciò che vedevi dentro. Lo sforzo, la voglia di farlo, il coraggio di restare in quella frequenza d'amore — tutto questo è già dentro quella tela. Lì c'è la tua autenticità, la tua verità con quella persona, con quel ricordo, con quella luce.

Ogni volta che ci passerai davanti e la guarderai, ti rimanderà lo stesso messaggio. Ti ancorerà a quella cosa bella, a quel momento, a quella connessione. È come un profumo: il basilico ti rimanda sempre alla pasta della nonna, sempre quella immagine, sempre quel calore. La tua tela farà lo stesso. Ti riporterà lì, ogni volta.

È qualcosa che tocca una parte di eternità.
Rimane vero per sempre.
Ed è più vero di tutto il resto.
— Silvia Vitali
RicordaNon devono essere disegni. Devono essere macchie di colore, piene, cariche, senza paura. Non cadere nel tranello della mente che vuole farti disegnare qualcosa di riconoscibile. Non fare linee, non fare contorni. Tutto pieno, tutto carico. Questo è un dialogo tra te e la tua anima — e l'anima non parla per forme, parla per vibrazioni.

E se volete, la prossima volta lo faremo tutti insieme, in live, con una meditazione guidata e Silvia che ci accompagnerà passo dopo passo. Perché certe cose, fatte nell'energia di un gruppo, diventano ancora più potenti.

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